Cos’è la consulenza direzionale per le PMI

Blog 20-02-21_PMI

Il mondo della consulenza da tempo sta cercando di battere strade innovative. Non ci sono ancora modelli consolidati, modelli che si può dire con certezza che siano vincenti nel futuro, ma certo l’esempio della consulenza asset-based è già ampiamente praticato e presente anche nel nostro mercato. Ci sono poi in grande sviluppo le contaminazioni con altre figure professionali, dai commercialisti, ai fornitori di tecnologie, oltre a nuove modalità di erogazione/tipologia del servizio e vicinanza al cliente, consentite dalle nuove tecnologie; insomma, una trasformazione è già in atto. Ma la vera sfida colta da BUA Srl ormai da alcuni anni, è la capacità di portare la consulenza verso le PMI. Questo vuol dire che siamo riusciti a costruire un’offerta che centra concretamente gli specifici bisogni delle PMI e fornisce loro un servizio di qualità per tempi, contenuti e costi.

Il settore della consulenza è fluido per definizione e questa è proprio una delle sue prerogative più affascinanti. Le aziende italiane devono diventare un gruppo numeroso di aziende solide, innovative e internazionali. La quantità di imprenditori in questa fase del loro sviluppo è elevatissima, così come è fortissimo il loro bisogno di cultura manageriale, di esperienza e di competenza di settori e di mercati. Hanno bisogno di consulenti esperti oppure con una fama (brand) in grado di garantire risultati coerenti con le eccellenze di cui parliamo. Allo stesso modo è grande il bisogno delle aziende italiane di affidare a risorse esterne a costo variabile tutte le attività straordinarie.

Per fare acquisizioni, studiare mercati o riorganizzare funzioni, è molto efficiente rivolgersi all’esterno per rendere variabile un costo che non avrebbe senso sostenere in continuo e, allo stesso tempo, avere le risorse dedicate ai progetti più aggiornate e competenti di quanto non sarebbero quelle dell’azienda. Dunque, siamo di fronte a una domanda crescente, ma che avrà, anche, caratteristiche diverse da quelle odierne. La sfida per il commercialista nella veste di consulente è di sapere innovare e rivedere il modello di business più velocemente e con maggiore flessibilità.

Per quanto riguarda i filoni specifici della consulenza di maggiore importanza, ne vanno segnalati almeno tre.

Il primo è quello delle ristrutturazioni, perché molti clienti hanno bisogno di recuperare efficienza e c’è un forte impegno in questo senso.

Il secondo, evidenziato un po’ da tutti, è quello della internazionalizzazione. Le competenze strategiche e tecniche di cui le nostre imprese hanno bisogno sono di capire che non si parte alla conquista dei mercati internazionali per “irrobustire” il proprio business, ma lo si fa soltanto quando si è forti di una solidità economica e finanziaria che permette di affrontare preparati le continue fonti di incertezza. Indispensabile inoltre un’approfondita conoscenza delle specificità locali per una valutazione appropriata dei propri investimenti, per la ricerca delle tante fonti di finanziamento, per la scelta dello strumento contrattuale internazionale adeguato alle operazioni che ci stiamo prefiggendo, fino alla corretta dimensione fiscale del nostro processo di internazionalizzazione.

Sono molteplici le esigenze di consulenza manageriale di cui le imprese sono portatrici:

  • advisory e tutoring su tematiche legate ai processi interni (analisi patrimoniale ed economico-finanziaria, valutazione dell’organizzazione aziendale, dei flussi interni di comunicazione, delle strategie commerciali);
  • servizi di primo orientamento per individuare i mercati a più alto potenziale e impostare le strategie di ingresso più opportune;
  • assistenza per identificare interlocutori esteri (controparti commerciali, fornitori, ecc.);
  • consulenza tecnica specializzata (contrattualistica, fiscalità, dogane, trasporti e pagamenti internazionali);
  • financial advisory per l’internazionalizzazione.

C’è poi un terzo filone, meno legato ad aspetti di alta strategia, ma più alla gestione manageriale effettiva, quotidiana, che sta emergendo come di primaria importanza per le imprese: quello delle decisioni, della capacità di prendere quelle giuste nei tempi necessari, dove la rapidità di analisi ed esecuzione è decisiva.

Nello specifico dei servizi richiesti dai clienti c’è una maggiore integrazione di processi e tecnologie, come, ad esempio, sistemi di talent management, che comprendano il potenziale e la performance delle persone e forniscano analitycs per migliorare la capacità previsionale.

Ossia, attivare risorse competenti nel momento opportuno con la massima flessibilità, ma anche un fondamentale fattore di liquidità nel mercato del talento organizzativo, lungo tutto il suo ciclo di vita, dalla formazione, all’apprendistato, alla maturità e alla mobilità.

La consulenza direzionale di BUA Srl (magari effettuata attraverso l’evoluzione del commercialista), insomma, assicura grande mobilità professionale ed elevata contaminazione di competenze tra settori. Ciò è vero se si associa alla consulenza direzionale anche un elevato investimento in “knowledgeintangibles”, la cui misura può essere stimata tramite la quota di capitale investito in ICT.

Ma, per aumentare la produttività di capitale e lavoro, la consulenza non si può limitare al “problem solving”, al contrario, deve sapere fare “problem setting”. Il ricorso alla consulenza direzionale e strategica è infatti giustificato soprattutto dalle discontinuità spaziali e temporali di un’organizzazione, ma vive di un fondamentale conflitto di interessi; per potere assicurare l’assegnazione del prossimo progetto, il consulente deve incorporare nel proprio lavoro le premesse per un possibile incarico successivo.

La consulenza deve quindi uscire dal problem solving operativo, e affrontare temi “alti”, come quelli dell’assetto organizzativo delle imprese e delle istituzioni, rendendolo sempre più flessibile, specializzato e interdipendente. Così facendo, aumenterà la produttività totale.